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Storie di vita straordinaria

Polifemo mi ha cambiato lo sguardo

Egle ha 64 anni e vive a Quart, in Valle d’Aosta. È un’infermiera, dovrebbe essere abituata da una vita a stare accanto agli altri nei momenti più delicati, quelli in cui appare la fragilità. Eppure, quando la malattia è entrata nella sua vita, il suo sguardo sul mondo si è trasformato. Quella di Egle non è una storia di numeri e protocolli ma di una nuova consapevolezza. Egle ha incontrato Polifemo e questo è il suo racconto.

Sono un’infermiera e coordino un’équipe di cure palliative per pazienti oncologici in fase terminale.
Quando mi sono ammalata, in molti mi hanno detto: «Tu hai gli strumenti per capire, il tuo lavoro ti aiuterà». La verità è che a volte avrei preferito non sapere nulla.

La mia storia comincia due anni fa con una mammografia di routine, una di quelle che si fanno senza pensarci troppo. È stato trovato un nodulino sospetto, da lì poi la biopsia. Il risultato? Un carcinoma infiltrante triplo negativo. Da quel momento la vita ha cambiato ritmo: due interventi di ampia escissione, sedici cicli di chemioterapia, quindici di radioterapia. E oggi, finalmente, il follow-up.

Gli ultimi due anni sono stati sicuramente i più intensi della mia vita: non solo per le terapie, ma per la consapevolezza che quel cancro – che io ho chiamato “Polifemo” – non fosse arrivato per caso. Forse era lì per insegnarmi qualcosa. E qualcosa, in effetti, me l’ha insegnata. Ho riscoperto la vera amicizia, quella che non scappa ma resta. Ho riscoperto le albe e i tramonti. I profumi delle stagioni. Le cose che prima davo per scontate e che invece erano miracoli quotidiani travestiti da normalità.

Nel mezzo della malattia è successa una cosa che non dimenticherò mai: sono diventata nonna di una bambina meravigliosa, nata due settimane dopo la mia diagnosi. E lì ho capito una cosa semplice ma enorme allo stesso tempo: la vita toglie, ma la vita dà.

Oggi non sono sicuramente la stessa donna di prima: guardo il tempo con occhi diversi. Le paure non sono sparite ma hanno cambiato posto. E le piccole cose – una passeggiata, una risata, un cielo pulito, una mano stretta – sono diventate sufficienti per farmi sentire viva.

Se potessi parlare ad una donna che sta iniziando ora questo percorso, le direi che non le aspetta una strada facile. Aggiungerei però che dentro sé stessa ci sono risorse che ancora non conosce e che anche nei giorni più bui qualcosa continua a crescere: uno sguardo nuovo, un amore più grande, un modo diverso di abitare il mondo.

Io ho incontrato Polifemo e, paradossalmente, grazie a lui ho imparato a vedere meglio.


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Scrivici un’email all’indirizzo blog.zittocancro@gmail.com, ti contatteremo per raccogliere la tua testimonianza da condividere con i nostri lettori.

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