Da Roma a Bruxelles potremmo parlare semplicemente di distanza geografica. In realtà, alcuni viaggi invece si misurano in tutt’altro modo: negli incontri che si fanno, nelle idee che nascono e nelle prospettive che si aprono.
È questo il senso della presenza di Associazione Zittocancro al Parlamento Europeo, dove per la seconda volta l’Associazione è arrivata con una delegazione composta da membri del direttivo, volontarie e socie pazienti oncologiche. Sottolinearlo è un aspetto importante poiché partecipare a momenti istituzionali come questo non significa soltanto rappresentare un’associazione. Portare a Bruxelles volontarie e pazienti è, prima di tutto, un modo per ringraziarle per il tempo, l’energia e la fiducia che mettono nelle attività dell’associazione. Ma è anche un far vedere da vicino dove può arrivare l’impegno di una comunità: sognare, a volte, nasce proprio dal rendersi conto che ciò che si costruisce insieme può arrivare molto più lontano di quanto si immagini.

L’occasione di questo appuntamento è stata una due giorni organizzata dal Centro Europeo di Studi Culturali insieme al consigliere di Roma Capitale Alessandro Alongi, presidente della Commissione Politiche Sociali e Salute del Municipio XII. L’incontro che ha dato spazio e voce al mondo del volontariato e dell’associazionismo, riunendo realtà diverse accomunate dallo stesso obiettivo: costruire risposte ai bisogni sociali contemporanei.
Il momento centrale dell’iniziativa si è svolto proprio al Parlamento Europeo con la tavola rotonda “Prossima fermata Europa: ripensare lavoro, didattica, welfare e salute nella cornice etica dell’intelligenza artificiale”, ospitata nella Sala SPAAK 1C51 su iniziativa dell’europarlamentare Dario Tamburrano.

Il confronto ha posto al centro una domanda che riguarda tutti: in che modo l’Intelligenza Artificiale sta cambiando (e cambierà ancora) ambiti fondamentali della vita collettiva? Partire dal lavoro passando attraverso la formazione, i sistemi di welfare e la sanità: questioni complesse che non possono essere affrontate unicamente dal punto di vista tecnologico. Richiedono, piuttosto, una riflessione etica e sociale capace di mantenere al centro la persona, le relazioni e quella dimensione umana fatta anche di sensibilità ed emozioni. Durante la discussione è emerso con chiarezza quanto l’innovazione digitale rappresenti una grande opportunità ma allo stesso tempo richieda nuove responsabilità. L’intelligenza artificiale può migliorare l’accesso ai servizi, rendere più efficiente la gestione delle risorse e supportare processi decisionali complessi. Tuttavia, senza una visione etica condivisa, il rischio è quello di amplificare disuguaglianze già esistenti e di creare una distanza ancora maggiore tra le istituzioni e i bisogni delle persone.
Il confronto è entrato nel vivo grazie agli interventi dei relatori presenti, chiamati ad esporre progetti pensati appunto per supportare i bisogni delle comunità. Alcuni già avviati, altri ancora in fase di sviluppo, tali progetti sono accomunati da un elemento chiave: l’utilizzo delle nuove tecnologie e della raccolta dati come strumenti per migliorare la qualità delle informazioni disponibili. La conseguenza? L’efficacia delle risposte sociali e sanitarie.

La riflessione si è quindi concentrata su come i dati, quando raccolti e utilizzati in modo corretto, possano trasformarsi in una risorsa preziosa e capace di restituire una fotografia più accurata dei bisogni dei cittadini, contribuendo anche al miglioramento dei protocolli di intervento e delle politiche pubbliche. In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta una leva importante: può facilitare l’analisi delle informazioni e rendere più rapida la lettura dei fenomeni sociali complessi, a patto che il suo utilizzo rimanga sempre guidato da criteri etici chiari e condivisi.
Accanto alla dimensione progettuale è emerso anche un tema ricorrente e delicato, che riguarda da vicino gran parte degli Enti del Terzo Settore: la difficoltà di reperire finanziamenti stabili per sostenere le proprie attività. Molte organizzazioni, pur portando avanti iniziative di grande valore sociale, si trovano spesso a dover affrontare percorsi complessi per accedere alle risorse necessarie alla loro realizzazione.
A chiusura di questa tavola rotonda, un momento particolarmente significativo è stata la visita guidata all’Emiciclo del Parlamento Europeo: camminare dentro uno dei luoghi simbolo della democrazia europea permette di comprendere meglio il funzionamento delle istituzioni e di riflettere sul ruolo che il Terzo Settore può avere anche all’interno delle dinamiche comunitarie.
Partecipare a iniziative come questa significa sempre vivere un’emozione che si muove su due livelli: da una parte il senso di responsabilità e di riconoscimento verso il lavoro che portiamo avanti, dall’altra il valore degli incontri.
Quando si avvia un progetto lo si fa perché si crede profondamente in ciò che si sta costruendo. Scoprire che quell’impegno viene riconosciuto e apprezzato diventa uno stimolo ulteriore. Inoltre, occasioni come questa ci permettono di conoscere realtà che spesso fanno parte dello stesso territorio ma che fino a quel momento erano rimaste nomi senza volto. Parlarsi, confrontarsi, ascoltare storie ed esperienze diverse significa scoprire quanta ricchezza esista nel mondo dell’associazionismo. Forse è proprio questo il risultato più prezioso che ogni volta portiamo a casa da Bruxelles: la consapevolezza che ogni mano tesa merita di essere stretta per camminare insieme in una direzione comune fatta di supporto, scambio e collaborazione.

Guardare il proprio lavoro da un luogo simbolico come il Parlamento Europeo aiuta anche a cambiare prospettiva. Sembra quasi di osservare un puzzle dall’alto: improvvisamente si capisce meglio come ogni pezzo contribuisca all’immagine complessiva. Sapere di far parte di quel disegno dà ancora più senso al percorso che abbiamo intrapreso.
Ora però la sfida si sposta su un altro piano. Se il Terzo Settore è così diffuso e radicato nei territori, la domanda inevitabile è solo una: come possiamo raggiungere sempre più cittadini? Da qui riparte il nostro lavoro oggi: con la stessa convinzione di sempre ma con uno sguardo un po’ più ampio. Esperienze come questa ci ricordano una cosa tanto semplice: fare rete è una straordinaria possibilità per fare la differenza.
